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ShareMag intervista Andrea Tortelli su GiornalistiSocial

ShareMag intervista Andrea Tortelli su GiornalistiSocial
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Livia Ranieri di ShareMag.it ha intervistato Andrea Tortelli sulla nostra community. Qui il link all’intervista originale.

GiornalistiSocial: la più grande community italiana di giornalisti sul web

GiornalistiSocial.it è la più grande community italiana di giornalisti sui social media e raccoglie oltre 20mila iscritti.
A fondarla, nel 2009, Andrea Tortelli: giornalista professionista originario di Brescia che – con diverse esperienze in realtà nazionali – si occupa da sempre di social e informazione online (bio: www.andreatortelli.it).

Oggi GiornalistiSocial è presente su tutti i principali social media, a partire da Facebook, dove è attiva con la pagina ufficiale e con il gruppo Giornalisti italiani su Facebook, il quale – con 16.700 iscritti e centinaia di commenti giornalieri – coinvolge i giornalisti su dibattiti di attualità e tendenza.
Su Linkedin la comunità conta oltre 3mila iscritti profilati. Mentre l’ultimo arrivato è Twitter (@mediaesocial), cresciuto di oltre 4mila follower dall’inizio di luglio.
Il successo di questa realtà emergente ha portato la nostra redazione a intervistare il suo ideatore Andrea Tortelli.

1 – Com’è nata l’idea di creare un punto d’incontro online e social per i giornalisti?
Ho sempre gestito comunità on line. GiornalistiSocial.it e il gruppo su Facebook nascono da questa attitudine e da un’esigenza personale: quella di confrontarmi con altre persone che facevano il mio stesso mestiere. In pochi mesi siamo diventati migliaia. Il sito web (www.giornalistisocial.it) è nato di recente, un paio d’anni fa.

2 – Ci sono delle tematiche che coinvolgono particolarmente gli utenti che aderiscono alla Comunità?
Il lavoro è senza dubbio uno dei temi su cui la comunità è più sensibile. Ma questo non può stupire visto che domanda e offerta non sono mai state così distanti nella storia italiana, sia dal punto di vista numerico, sia da quello qualitativo. Un altro filone è quello dei dati: i numeri sono importanti per capire dove sta andando l’informazione italiana. Infine ci sono le questioni più legate alla professione e alla deontologia. La comunità ha discusso animatamente per giorni del fatto se fosse lecito o meno pubblicare foto del piccolo Ayran morto sulla spiaggia. Per inciso: i più propendevano per il sì…

3 – Quali sono gli obiettivi che si possono raggiungere secondo te attraverso i social?
Ogni utente del gruppo ha i propri obiettivi. Ma il concetto è quello della comunità. Si entra in relazione con persone che condividono le tue stesse istanze, ci si aggiorna sulle novità e sugli strumenti più utili, si cerca lavoro: ci si aiuta insomma. E si presidia un luogo, quello dei social media, con cui i giornalisti dovranno avere sempre più a che fare nei prossimi anni.

4 – Come è possibile iscriversi al gruppo? Bisogna essere iscritti all’Albo Professionale?
Nell’epoca del social anche la figura del giornalista è cambiata profondamente. I produttori di contenuti non sono più per forza iscritti all’Albo. In quest’ottica abbiamo deciso di non effettuare una selezione di “razza”, ma di merito. Per essere iscritti non è obbligatoria alcuna tessera, l’unico vincolo è che le discussioni devono riguardare la professione giornalistica.

5 – Hai accennato al fatto che il mestiere del giornalista sta cambiando. In quale direzione stiamo andando, secondo te?
Difficile stabilire la rotta. Ma la certezza è che le notizie sono ancora importanti: non a caso Facebook, Apple, Google e tanti altri colossi stanno investendo sull’informazione. Il vero nodo è stabilire come si paga. I banner e la pubblicità display non bastano a finanziare un’informazione di qualità, ognuno deve cercare la propria strada. Che per qualcuno può essere il native advertising, per altri gli articoli a pagamento, il crowdfounding o il lavorare sui servizi e sugli “extra” come ha fatto il mondo del porno di fronte al terremoto del digitale. Per quanto riguarda i giornalisti, invece, credo che dovremo tutti diventare un po’ meno “fighetti”. Oggi chiunque abbia una pagina Facebook è potenzialmente non solo un giornalista o un inviato dal fronte, ma un intero giornale con milioni di lettori. E i professionisti dell’informazione devono accettarlo. L’unica salvezza è specializzarsi, studiare sempre di più e diventare sempre più crossmediali. Insomma: i giornalisti del domani sono quelli che sanno garantire più qualità.

6 – E le prospettive per il futuro?
L’obiettivo è strutturare la comunità e offrire sempre più servizi agli utenti: professionalizzarla, insomma. Ora stiamo lavorando sulle partnership con festival dedicati al giornalismo e ai social, per conquistare visibilità. Il passo successivo sarà rivedere il sito internet e accrescere le funzionalità: corsi professionali e non, ebook, domande e offerte di lavoro, uffici stampa e una mailing list ricca di contenuti. L’idea di fondo è la stessa che mi ha portato a creare il gruppo: fare qualcosa di utile per i colleghi.

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