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Corsi di formazione / Professione giornalistica / Riflessioni

Formazione dei giornalisti, il limite delle tre iscrizioni penalizza i festival (e i giornalisti corretti)

Della serie solo in Italia. Solo in questo Paese un giornalista che investe tempo e denaro per formarsi e rispettare le leggi è danneggiato dagli enti che dovrebbero aiutarlo, dall’Ordine in giù.

La prova di questa affermazione non va ricercata esclusivamente nella scarsità di corsi gratuiti e realmente accessibili in alcune regioni d’Italia (oppure on line), ma anche nelle decisioni – quanto meno discutibili – prese dagli enti preposti. Una su tutte: dal 15 gennaio 2015 non è più possibile essere iscritti a più di 3 eventi contemporaneamente. Ragionevole il principio, che punta a liberare qualche posto in corsi intasati e fermare i furbastri che si iscrivevano a cento eventi per poi disertarne la maggior parte, togliendo opportunità ad altri.

Giusto, appunto. Peccato che si potessero adottare altri metodi per penalizzare i furbi (ad esempio la decurtazione di crediti dopo un certo numero di assenze o mancate cancellazioni ai corsi) senza danneggiare i giornalisti corretti. Perché il risultato di questo provvedimento fatto male è che vengono penalizzati i grandi festival di giornalismo e i colleghi che vogliono parteciparvi.

Se un giornalista decide di prendersi due giorni liberi e di pagare un albergo di tasca propria per partecipare a Glocal di Varese – citiamo il prossimo evento di rilievo che si terrà in Italia – deve sapere che quattro giorni di eventi non-stop accreditati dall’Ordine potrebbero non valergli i crediti necessari per la formazione obbligatoria. A meno che – e qui scatta il genio italico – l’interessato intuisca che in Italia tutto in qualche modo si può fare e che agli stessi corsi (salvo pienone) ci si può iscrivere manualmente in loco, aggirando così il limite dei tre accreditamenti. Ma se il nostro si attiene scrupolosamente alle regole e, ignaro di questa piccola “furbizia”, dimentica di vivere nel Paese dell’eccezione? Il giornalista – magari uno squattrinato freelance – rinuncia al festival ed è costretto a trovare altro tempo (e spendere altri soldi) per completare la scheda dei punti del supermercato con nuovi eventi. Tutto perché il dio della burocrazia dei giornalisti impone ai sudditi di rispettare il suo rito.

E  possibile cambiare questa brutta regola almeno per i festival? Lo chiede qualche ordine regionale (in forma scritta), lo chiedono i festival, lo chiede la nostra community (www.GiornalistiSocial.it). Ma soprattutto lo chiede il buon senso. (a.t.)

PER LA FOTO: Cortesia Sergio Ferraris, www.sergioferraris.it

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