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L’Ordine che vorrei | di Gabriele Dossena

Gabriele Dossena
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di Gabriele Dossena* – Il vento è cambiato. La riforma dell’Ordine è legge. Una riforma tenacemente voluta da pochi, osteggiata da tanti e contrastata da molti. Adesso però per noi giornalisti, per tutti i giornalisti, comincia una nuova era. Almeno per quanto riguarda la tutela della professione. E tutelare con ciò i nostri lettori.

Possiamo finalmente affrontare la spinosa questione dell’accesso alla professione sotto una luce nuova e soprattutto secondo modelli adeguati ai tempi; possiamo impegnarci nella formazione con un approccio innovativo e di maggior qualità, per far diventare i corsi formativi vero strumento di conoscenza e supporto concreto anche per i freelance e per il reinserimento dei tremila di colleghi espulsi dal mercato del lavoro; e possiamo inoltre definirecon maggiore incisività il recinto della vigilanza deontologica, che dovrà essere in grado di rispondere in maniera adeguata e tempestiva a tutte le criticità emerse dalla diffusione delle nuove tecnologie. Andranno definite regole comuni da far rispettare a tutti, anche a chi non le condivide.

Del resto, i criteri e i vincoli stabiliti nel 1963, con la legge istitutiva dell’Ordine, oggi, mostrano appieno la loro età e inadeguatezza. La rivoluzione digitale, sommata alla sempre più diffusa precarizzazione frutto anche della crisi, impongono una svolta.

Quando nelle precedenti elezioni del 2013 accettai la sfida, ricandidandomi per il Consiglio regionale, la condizione posta all’interno del nostro gruppo era precisa: “O si cambia o si chiude”.

Quattro anni e quattro mesi dopo, possiamo dire a buona ragione che l’impegno è stato rispettato: con caparbietà e con il contributo di altri presidenti regionali, l’obiettivo è stato raggiunto, la riforma è diventata legge. Così come, malgrado mille difficoltà iniziali, abbiamo dato vita a poco meno di 1.500 eventi formativi in tutta la regione, coinvolgendo colleghi da Sondrio a Cremona, da Pavia alla Val Camonica.

Con la legge di riforma adesso comincia una nuova fase, che a partire dalla drastica riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale (da 156 a 60), cambierà lo scenario complessivo, insieme a una ridefinizione delle competenze.

L’Ordine che vorrei?

In primo luogo un Ordine al servizio dei colleghi, pensando a quelli di oggi ma anche a quelli di domani. E soprattutto che faccia da garante nei confronti del lettore, per un’informazione di qualità, affidabile, indipendente, e rispettosa delle regole deontologiche. Solo su questo terreno sarà possibile riconquistare la giusta rappresentatività per la nostra categoria. Una categoria sempre più in bilico tra una sopravvivenza dignitosa e un mondo editoriale in frenetico cambiamento

  • Presidente uscente Ordine dei Giornalisti della Lombardia

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